BANCHE DATI – croce e non delizia per accedere al credito

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Non è un mistero per chi mi conosce che ho sempre guardato dalla parte del cliente. Non è mancanza di obiettività ma sono loro il mio pane quotidiano ed in fondo percorriamo lo stesso percorso…raggiungere un obiettivo prefissato, che sia un finanziamento o una strategia di comunicazione (vedi Life Communication) per raggiungere nuovi e più importanti fatturati.

Mi soffermo particolarmente sul prodotto finanziamento. Il cliente deve avere un duplice requisito per accedere ad un finanziamento sia personale sia aziendale:

  • avere un reddito accertato e sufficiente alla sua richiesta;

  • essere censito in banca dati e bene;

Il primo requisito è inequivocabile, in altre parole devi essere in grado di restituire con regolarità il tuo prestito. Il secondo invece, a mio modesto parere, bisognerebbe che sia rivisitato nel merito dagli organi di competenza. Trovo ingiusto assimilare chi in passato ha pagato con difficoltà, ma ha onorato l’impegno, da chi invece ha interrotto il pagamento del proprio debito. Non voglio insinuare che chi ha interrotto il pagamento è un truffatore. Non ha avuto più la forza di pagare, ossia che il debito sia stato interrotto in buona fede, per mancanza improvvisa di lavoro, di attività e quant’altro.

Il sistema della centrale rischi, o banche dati, dove sono trascritte tutte le operazioni bancarie che ogni cittadino accende, prevede senza distinzione alcuna dei tempi di cancellazione esattamente identici.

Se ritardi una o due rate ad esempio, puoi accedere ad un nuovo prestito dopo 12 mesi dall’avvenuto pagamento della rata ritardata. Oltre due rate 24 mesi dalla regolarizzazione. Mentre e comunque è cancellata ogni pendenza in essere dopo 36 mesi anche se non hai più pagato un finanziamento. Il caso del ritardo e successivamente onorato andrebbe rivisitato. Se ci pensiamo bene, anche le finanziarie offrono il “salta la rata” quindi dovrebbe essere tollerato un paio di ritardi nel sistema in modo che se effettivamente restituite le rate in ritardo, il cliente può richiedere altro finanziamento. Un esempio eclatante mi è successo con un cliente da oltre 500 mila euro di fatturato che voleva accedere ad un finanziamento aziendale e la banca ha rifiutato perché era stato ravvisato il ritardo di un mese nel pagare una rata di 76 euro con una concessionaria auto a causa di una tardata trascrizione. Ovviamente era stato pagato attraverso RID il mese dopo ma nel frattempo ha dovuto aspettare 12 mesi dalla regolarizzazione.

Potrei dilungarmi chissà per quanto con questi esempi, ma il mio disappunto nasce dal fatto che in maniera meno penalizzante i dati dovrebbero essere conservati per un tempo superiore (10 anni) ma i ritardi nei pagamenti sanati non essere impedimento di nuovi finanziamenti. Invece si spara sul mucchio senza discriminare i buoni dai cattivi pagatori.

Antonio Liga

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