prestiti a nuove aziende

Serenità finanziaria, quale utopica soluzione?

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Tempi non proprio eccellenti per noi addetti ai lavori per la grande cautela che istituti di credito e finanziari applicano nell’approvare un nuovo finanziamento.

La sofferenza dell’utenza è palese e reiterata. Soffrono titolari d’azienda, impiegati sia pubblici che privati, pensionati, insomma quasi tutti? Secondo me SI!

Il sovra indebitamento è sicuramente uno degli elementi più frequenti, affiancato dalle segnalazioni alle banche dati finanziarie per ritardi e omessi pagamenti.

Non è ironia ma triste realtà pensare, come disse tempo fa un mio amico imprenditore, che le banche ti aprono l’ombrello quando c’è il sole e te lo chiudono quando piove. In sostanza ti tendono una mano se devi investire e hai una situazione patrimoniale e finanziaria di tutto rispetto.

Molta gente è in difficoltà per propria responsabilità: passi falsi, investimenti sbagliati, il circolante ti dà alla testa non essendo di solito soldi tuoi e spendi oltre le reali possibilità e chi più ne ha più ne metta.

Per convinzione e per esperienza, io credo che la verità stia sempre in mezzo. Se avessi autorevoli requisiti per cambiare qualcosa. Piuttosto che un freno assoluto da parte della Banca Centrale metterei dei seri paletti per l’accesso al credito.

Il consolidamento debiti sarebbe il prodotto finanziario più dinamico ed efficiente. I consulenti dovrebbero estrarre dalle banche dati tutte le segnalazioni esistenti in quel momento e in ragione del reddito stipulare un finanziamento per l’estinzione delle stesse. Dove sarebbe la novità? La novità dovrebbe essere che in presenza di questo prodotto finanziario ovvero il finanziamento per consolidamento nessuna banca è autorizzata e deliberare altri finanziamenti, fino a estinzione. Patti chiari tra le banche e gli utenti. Pensate quanti finanziamenti sarebbero realizzati fermo restando il potere d’acquisto dell’emolumento e l’utente potrebbe realizzare il sogno forse più ambito per un debitore “la serenità”.

Ovvio che i pessimi pagatori non potrebbero rientrare in questo prodotto. Costoro rimarranno sempre e purtroppo in quel limbo che è la segnalazione bancaria per non affidabilità. E la segnalazione piuttosto che fino a 36 mesi la manterrei presente anche 10 anni.

Qualcuno penserà che si discrimini chi è costretto a rimanere segnalato. Signori miei, non so numericamente quanti siano, ma c’è gente che quando stipula un finanziamento sa già che interromperà il pagamento quanto prima. A discapito di tutti gli altri sani pagatori che sono costretti a sorbirsi tassi di interesse in alcuni casi criminali per compensare il rischio finanziario della banca.

Utopia! Si, sono solo riflessioni perché tanto torneremo al nostro lavoro con le stesse medesime domande “ha finanziamenti in corso? Pagamenti regolari? Mai ritardi? In passato ha avuto finanziamenti che oggi non sono più presenti ma che possono impedirle l’accesso al credito?” e cosi via.

I debitori probabilmente continueranno a bagnarsi mentre l’utenza più fortunata resterà asciutta.

Antonio Liga

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BANCHE DATI – croce e non delizia per accedere al credito

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Non è un mistero per chi mi conosce che ho sempre guardato dalla parte del cliente. Non è mancanza di obiettività ma sono loro il mio pane quotidiano ed in fondo percorriamo lo stesso percorso…raggiungere un obiettivo prefissato, che sia un finanziamento o una strategia di comunicazione (vedi Life Communication) per raggiungere nuovi e più importanti fatturati.

Mi soffermo particolarmente sul prodotto finanziamento. Il cliente deve avere un duplice requisito per accedere ad un finanziamento sia personale sia aziendale:

  • avere un reddito accertato e sufficiente alla sua richiesta;

  • essere censito in banca dati e bene;

Il primo requisito è inequivocabile, in altre parole devi essere in grado di restituire con regolarità il tuo prestito. Il secondo invece, a mio modesto parere, bisognerebbe che sia rivisitato nel merito dagli organi di competenza. Trovo ingiusto assimilare chi in passato ha pagato con difficoltà, ma ha onorato l’impegno, da chi invece ha interrotto il pagamento del proprio debito. Non voglio insinuare che chi ha interrotto il pagamento è un truffatore. Non ha avuto più la forza di pagare, ossia che il debito sia stato interrotto in buona fede, per mancanza improvvisa di lavoro, di attività e quant’altro.

Il sistema della centrale rischi, o banche dati, dove sono trascritte tutte le operazioni bancarie che ogni cittadino accende, prevede senza distinzione alcuna dei tempi di cancellazione esattamente identici.

Se ritardi una o due rate ad esempio, puoi accedere ad un nuovo prestito dopo 12 mesi dall’avvenuto pagamento della rata ritardata. Oltre due rate 24 mesi dalla regolarizzazione. Mentre e comunque è cancellata ogni pendenza in essere dopo 36 mesi anche se non hai più pagato un finanziamento. Il caso del ritardo e successivamente onorato andrebbe rivisitato. Se ci pensiamo bene, anche le finanziarie offrono il “salta la rata” quindi dovrebbe essere tollerato un paio di ritardi nel sistema in modo che se effettivamente restituite le rate in ritardo, il cliente può richiedere altro finanziamento. Un esempio eclatante mi è successo con un cliente da oltre 500 mila euro di fatturato che voleva accedere ad un finanziamento aziendale e la banca ha rifiutato perché era stato ravvisato il ritardo di un mese nel pagare una rata di 76 euro con una concessionaria auto a causa di una tardata trascrizione. Ovviamente era stato pagato attraverso RID il mese dopo ma nel frattempo ha dovuto aspettare 12 mesi dalla regolarizzazione.

Potrei dilungarmi chissà per quanto con questi esempi, ma il mio disappunto nasce dal fatto che in maniera meno penalizzante i dati dovrebbero essere conservati per un tempo superiore (10 anni) ma i ritardi nei pagamenti sanati non essere impedimento di nuovi finanziamenti. Invece si spara sul mucchio senza discriminare i buoni dai cattivi pagatori.

Antonio Liga